CHI HA DENTI NON HA IL PANE …CHI HA IL PANENON HA I DENTI

Ci sono situazioni paradossali dalle quali dovremmo trarre insegnamento e, invece, quando si ripresentano, ci facciamo trovare immancabilmente impreparati.

E se la prima volta si poteva dire che non ce lo aspettavamo, le volte successive è sicuramente stata colpa della nostra mancata lungimiranza, forse pigrizia, io direi cialtroneria.

Questo è il caso di alcuni settori che, andati in crisi totale per la pandemia, hanno visto una impennata nella ripresa, soprattutto dopo il 15 maggio, con la cessazione dello stato di emergenza. Vogliamo soprattutto parlare del turismo e dei trasporti.

Molte delle aziende che operavano in questo settore hanno chiuso e non hanno più riaperto; sono fallite, sono state messe in liquidazione, semplicemente si sono estinte perché il personale impiegato e le imprese coinvolte – soprattutto le medio piccole – non ce la facevano più, non potevano aspettare più a lungo interventi di sostegno che non arrivavano, che insufficienti – per non dire ridicoli – arrivavano con molto ritardo rispetto al bisogno.

E allora adesso ci ritroviamo che se cerchiamo un cameriere, un barista, un autista qualificato non lo troviamo! Siamo la Patria del turismo, abbiamo una richiesta altissima perché la gente dopo la pandemia vuole riprendere a vivere, vuole recuperare il tempo perduto e noi perdiamo moltissime occasioni di lavoro perché non possiamo soddisfarle.

Ma dove sono finiti tutti, tutti quelli che prima del Covid facevano questi mestieri, non saranno mica emigrati tutti o, peggio ancora, deceduti per il virus? Niente di tutto questo, semplicemente non si fidano più, sono stati traditi e abbandonati durante la pandemia e ora non vogliono fare la figura dei fessi, non vogliono fare più un mestiere che gli piaceva molto, in cui erano molto bravi, erano un eccellenza ma che li lasciati veramente e improvvisamente “con il culo per terra£”.

Meglio fare l’autista per un corriere, il commesso nella grande distribuzione o l’impiegato in qualche multinazionale; questi sono impieghi che hanno visto schizzare il loro utilizzo durante la pandemia e insieme ad essi anche gli stipendi.

Il cittadino e le imprese non ce la possono fare da sole. Hai voglia a parlare di libero mercato e libera iniziativa, qui c’è bisogno di qualcuno che programmi, che regoli, che abbia il controllo del sistema economico e degli strumenti legislativi e questo è soltanto lo Stato, con la S maiuscolo.

Quello che abbiamo incontrato in quei giorni è stato uno Stato che la S non solo ce l’aveva minuscola ma proprio se l’era dimenticata. Quello di cui abbiamo bisogno adesso è uno Stato che sani queste difficoltà, che dia sicurezza a queste categorie per il futuro, che prenda dei provvedimenti affinchè le occasioni di lavoro presenti non si perdano. Adesso che finalmente “abbiamo il pane, cerchiamo di conservarci i denti”. 

Claudio Fontana

Concrete Onlus

                                             

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